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Home Comunità Scelta Popolare Dall’Europa: Non erano i comunisti un tempo a dire che la proprietà privata e’ un furto?
Dall’Europa: Non erano i comunisti un tempo a dire che la proprietà privata e’ un furto? PDF Stampa E-mail
Giovedì 13 Maggio 2021 17:38

Dall’Europa: Non erano i comunisti un tempo a dire che la proprietà privata e’ un furto?Come cambia il mondo ! E come cambia la politica ! Un tempo c'erano le idee e c'erano partiti che le professavano: A destra stavano i capitalisti, al centro la libera imprenditorialità medio-piccola, a sinistra la classe operaia proletaria nullatenente e sindacalizzata. Da trent'anni il mondo è cambiato ed è cambiata anche la politica. Soprattuto sono cambiati i partiti. E non certo in meglio. Facciamo un esempio sulla scorta delle notizie che giungono oggi da fuori d'Italia, ma che interessa da vicino l'Italia. Chi non ricorda come il vecchio Partito Comunista era, appunto, comunista e cioè pensava che "la proprietà privata è un furto" e quindi tutta la ricchezza dovesse essere pubblica, cioè statale, e non privata. Estremismi ideologici, si potra' dire. Eppure su queste idee tanti comunisti si sono battuti per cinquant'anni anche da noi. E tra i tanti dirigenti grandi e piccoli dell'allora Partito Comunista Italiano chi non ricorda un giovane e promettente dirigente che fece poi una entusiasmante scalata ai vertici dell'Italia: Massimo D'Alema. Adesso, in un clima ideologico tutto nuovo, anche Massimo D'Alema torna a far parlare di sè. L’ex presidente del Consiglio ed ex segretario del PD (allora DS) Massimo D’Alema, PDS e prima ancora dirigente del PCI, è stato citato in giudizio davanti al Tribunale Civile di Bruxelles. A promuovere la causa è la Fondazione dei Socialisti Europei che chiede a D’Alema di restituire 500mila euro di compensi ricevuti tra il 2013 e il 2017, quando D’Alema ricopriva la carica di Presidente della stessa Fondazione tra il 2010 e il 2017, Ma nei primi tre anni non ha percepito alcun compensa per l’incarico, prassi peraltro seguita anche dai predecessori. Dal 2013, anno in cui D’Alema smette di essere parlamentare, l’ex segretario del PD si accorda con l’allora direttore generale della Fondazione, Ernst Stetter, per ricevere un corrispettivo. Nei 4 anni di presidenza successivi, quindi, D’Alema riceve circa 500mila euro (120mila euro l’anno), attraverso canali di pagamento che, però, non sono mai digitali. Cioè tracciati. E per sovrappiù il compenso di D’Alema viene ritenuto illegittimo, in quanto l’accordo non fu mai sottoposto agli organi della Fondazione che avrebbero dovuto approvarlo. Vedremo come andrà a finire la vicenda, che certo amareggerà molto l'ex compagno comunista D'Alema. Come cambia il tempo.

da Scelta Popolare

 

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