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Home Comunità montenovonostro Dalle Marche: In che mani siamo finiti
Dalle Marche: In che mani siamo finiti PDF Stampa E-mail
Venerdì 24 Febbraio 2017 18:19

Dalle Marche In che mani siamo finitiA sei mesi dal terribile terremoto e dalle sue preoccupanti repliche che stanno squassando la Regione con morti e danni incalcolabili, la situazione degli aiuti ai terremotati è allo stallo e niente di buono si sta muovendo, oltre alle promesse a vuoto e alle passerelle interminabili dei politici di turno che gironzolano per farsi belli tra le macerie dei Comuni distrutti. L'atto d'accusa del commissario Errani ("questa non è ricostruzione") trova conferme nel resoconto aggiornato della Protezione Civile sull'assistenza alle zone terremotate dal 24 agosto in poi: sono ancora 11.726 i terremotati alloggiati con soluzioni temporanee, 9mila stanno ancora in albergo, 760 in container e soluzioni abitative d’emergenza. Mancano le verifiche di agibilità sul 21% degli edifici. Difficile anche parlare di ricostruzione, quando sono ancora da verificare 13.304 edifici e mancano all’appello oltre mille container. Ha fatto scalpore l’atto d’accusa lanciato dal Commissario per la ricostruzione Vasco Errani ad Ancona, davanti a una platea di sindaci lo scorso 15 febbraio: “E’ tutto fermo. Questa non è ricostruzione, questa è emergenza”. Gli risponde il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli: "Non mi sono mai perso in nessuna polemica, non polemizzo con nessuno, non critico nessuno, neanche le frasi di Errani o di altri". Ceriscioli ritiene che il modello di “governance” su base provinciale delineato dal commissario Errani sia "facile per la provincia di Fermo, gestibile per quella di Ascoli Piceno, mentre per Macerata dove ci concentra il maggior numero di Comuni danneggiati dal sisma di ottobre, valuteremo; potremmo decidere di andare anche su ambiti più piccoli". Ma oltre alla “governance” e agli “ambiti”, sono "decine gli “incontri” con i sindaci e gli amministratori locali". Ah, già: “governace” in inglese, tanto per far capire meglio quanto sono progressistici e globalizzati gli “incontri” a decine. Scusate, eh. Ma invece che fare tutte queste decine e decine di incontri per fare “chiacchiere”, non è meglio darsi da fare veramente per fare “fatti”? In che mani siamo finiti.

da montenovonostro

 

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