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Home Comunità giustiziagiusta Dall’Italia: Diritto alla vita, ma di chi?
Dall’Italia: Diritto alla vita, ma di chi? PDF Stampa E-mail
Domenica 09 Agosto 2020 17:31

Dall’Italia: Diritto alla vita, ma di chi?Cade l'ultimo tabù. La pillola abortiva anche in prestazione ambulatoriale. Le linee guida, ferme al 2010, sono state aggiornate dal Consiglio Superiore della Sanità. D'ora in avanti nessun ricovero obbligatorio per la donna che vuole utilizzare la pillola abortiva Ru486, che potrà essere somministrata in prestazione ambulatoriale fino alla nona settimana, mentre le precedenti direttive consigliavano per sicurezza tre giorni di ricovero. Cade dunque l'ultimo tabù sull'aborto farmacologico, che divide l'opinione pubblica. "Un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194, che è e resta una legge di civiltà del nostro Paese" ha scritto il ministro della Salute Roberto Speranza. Di tutt'altra opinione le associazioni cattoliche in difesa della vita del nascituro. Cui rispondono piccate le associazioni femministe oltranziste, che espongono l'orrido cartiglio superiore. E' Dall’Italia: Diritto alla vita, ma di chi? certamente un messaggio devastante, sintesi di una concezione "liberista" e "progressita" a senso unico. Non vogliamo lanciarci in una campagna di contrasto che anche negli anni passati ha fatto registrare prese di posizioni convulte e irrazionali. Però vogliamo cercare diu ragionare alla luce di una logica elementare. L'associazionasmo laico e anticlericale di sinistra ha sempre professato una ideologia libertaria che vorrebbe assicurare diritti a tutti e particolarmente alle minoranze discriminate e penalizzate da una presunta ideologia oscurantista e retrograda. Già questi tono non ci piacciono per la protervia terminologica che accentua i contrasti e gli scontri, invece che cercare di ragionare pacatamente, come vorremmo. Comunque, se davvero la cultura progressista di sinistra, libertaria e femminista, davvero difende i diritti degli ultimi, dei più deboli, delle vittime, una domanda sorge spontanea. E' vero che affermare urlando, come fanno nella manifestazioni pubbliche certe femministe, che "il corpo è mio e lo gestisco io", significa davvero liberare la donna? Ragioniamo. La donna sarebbe così, secondo loro, davvero "libera" se abortisce? Ma libera da cosa? Da tutto il resto? Cioè, tutto il resto non conta, se non la sola egoistica volontà individuale?. Ma è proprio così? Noi comprendiamo bene che possono presentarsi tanti casi, anche terribili, angoscianti, violenti, che potrebbero giustificare anche questo genere di arroccamento individualista, comunque moralmente incondivisibile. Ma basta davvero? E a parte questi casi estremi, quanti altri casi esistono che non hanno nessun carattere di estremità e rientrano invece in una logica opportunista ed egoista? Non ne usciamo se limitiamo l'assunto solo all'individualità femminile coinvolta. Basterebbe riflettere un po' per pensare a una fatto: l'aborto è uno strumento che elimina un problema. Ma il "problema" è solo un fatto secondario, irrilevante? No, non lo è. Il "problema" è il feto del nascituro. E allora vorremmo fare una domanda: cosa c'è di più debole, indifeso e addirittura vittima, di un feto abortito? Come si fa a predicare urlando il diritto di tutti gli ultimi e poi negare gli stessi diritti agli "ultimi arrivati"?. Obiettivamente ci pare una contraddizione insanabile. Ma l'avete mai visto un feto di nove settimane? Guardiamolo, allora, nella seconda immagine: è un essere creato, vivo, votale, formato, con arti che si muovono, con un cure che batte, con una vitalità già evidente. Non avrebbe alcun diritto ad una vita propria, quell'esserino così indifeso? Non è forse il più debole, il più indifeso, un "ultimo"? E non ha alcun "diritto" che possa essere tutelato? Bisogna proprio ucciderlo, quell'"esserino indifeso"? Che cosa impedirebbe di lasciarlo crescere fino alla scadenza naturale per farlo nascere e magari adottare da chi un figlio vero lo vorrebbe proprio? No, dicono proterve certe ideologie mortifere: deve morire. E dopo questa orrida dichiarazione, poi plaude alle gravidanze surrogate, all'acquisto di figli per "coppie omosessuali" e a ogni altra stravaganza concettuale, ideologica e sociale. No, non ci siamo. Non siamo d'accordo. Non è giustizia questa, tantomeno progresso.

da giustiziagiusta

 

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