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Ostra Vetere: Semo gente de còre. Grazie Giacomo PDF Stampa E-mail
Martedì 18 Luglio 2017 19:00

Ostra Vetere Semo gente de còre Grazie GiacomoLa lingua madre è, per ciascuno, quella che si è appresi da piccoli dalla madre, è la lingua quotidiana, quella tramandata da generazioni, da madre in madre. Un linguaggio familiare, dialettale. Il dialetto non è mai banale o, peggio, rozzo, come vorrebbe certa cultura supponente e imperversante. Nel dialetto è nascosto un patrimonio di conoscenze e di sapere antico, fondato, è vero, sulla quotidianità dimessa, ma su una lunga, anzi lunghissima maturazione lungo la vita e le vite di generazioni e generazioni. Il dialetto è la lingua della saggezza antica. E anche della sapienza e della conoscenza antica. Non ci pensiamo a sufficienza, ma il dialetto nasconde, fra le sue pieghe, verità nascoste che troppo pochi si sono impegnati a scavare, ad approfondire, a conoscere davvero. Bisognerebbe farlo. E a farlo in tanti. Questo Centro di Cultura Popolare ha raccolto migliaia di lemmi dialettali e tantissimi modi di dire consegnatici dalla tradizione orale. E lo ha fatto nel corso, ormai, di ben cinquant’anni dal 1968, nella convinzione che la radio prima, il cinema e soprattutto la televisione poi, insieme alla scolarizzazione generalizzata (un tempo non era così, cinquant’anni fa c’era ancora chi non sapeva né leggere né scrivere, soprattutto fra i molto anziani) hanno uniformato il linguaggio sul modello della lingua ufficiale: l’italiano. Ma così si sta perdendo il dialetto, la lingua madre, la lingua nostra. Se capitasse davvero definitivamente, sarebbe un gravissimo danno per la nostra comunità, che nel dialetto si è sempre identificata per secoli e millenni. Non possiamo perdere l’immenso patrimonio di civiltà, di cultura, di saperi che si conserva nel dialetto. Per questo il Centro di Cultura Popolare raccoglie pazientemente da mezzo secolo ogni espressione dialettale, per conservare il dialetto prima che sparisca. Non ha ancora pubblicato né un dizionario, né un vocabolario, né una grammatica dialettale, ma lo farà, utilizzando l’immenso patrimonio di conoscenze dialettali che ha cumulato in tutti questi decenni. E lo farà presto, per trasmettere un patrimonio sterminato di conoscenza che andrebbe altrimenti perduto, conscio dell’importanza della difesa della lingua madre, della lingua nostra. Già nel passato altri si sono cimentati nell’impresa di tramandare sprazzi dialettali, basta pensare alle canzoni del professore Americo Puerini, alle “stroffelle” di Lello (Ercole) Belbusti, agli scritti di Noris Lombardi sul mensile ostraveterano “Il Coteno”, alle ricerche scolastiche dell’insegnante Gualberta Gabriella Buffarini Guidi, dai quali tutti abbiamo tratto parte della nostra monumentale ricerca ancora in corso. Oggi, intanto, giunge una notizia nuova che ci entusiasma: non siamo soli a difendere e conservare il dialetto nostro, il montenovese. Un nuovo autore si aggiunge alla lista. E’ il giovane Giacomo Giannini, che fa il regalo più bello alla nostra comunità paesana: un libro in dialetto montenovese. Si intitola “Sò de Montenovo" che sottintende "Semo gente de còre” e ha un intento benefico: viene posto in vendita e il ricavato (tutto) verrà devoluto per sovvenzionare i lavori di riparazione del più bel monumento montenovese: la cupola e il campanile dell’antica abbazia di Santa Maria Annunziata di Piazza. Non poteva esserci abbinamento più bello e pertinente, simbolo di un amore per la terra natale che scava nel fondo del cuore e della tradizione millenaria e plurimillenaria. E’ il regalo più bello che un montenovese potesse fare a Montenovo. Perchè è bello il dialetto nostro, quanto bella e imponente è la cupola nostra, perché è davvero bello il paese nostro, che è il paese più bello che c’è al mondo, dove si parla la lingua madre più bella di tutte. E quanto è bella la lingua nostra, il dialetto, ce la canta Giacomo Giannini, perché davvero “Semo gente de còre”. Grazie Giacomo.

 

da Centro Cultura Popolare

 

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