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Ostra Vetere: Foveae o fossarili nella piazzetta dell’Abate PDF Stampa E-mail
Martedì 22 Dicembre 2015 21:19

Ostra Vetere Foveae o fossarili nella piazzetta dell AbateI lavori di ripavimentazione di alcune vie e piazze del paese stanno riportando alla luce interessanti tracce del passato. Come già nell’Ortaccio (piazzetta dei Giardinetti o piazza Lucio Battisti) dove sono state scoperte alcune sepolture e un pozzo, in Piazza Grande (piazza don Minzoni) dove è tornata alla luce l’antica neviera dell’ospedale, anche in piazzetta dell’Abate (piazza Suor Maria Crocifissa Satellico) il sottosuolo ha riservato sorprese. Oltre ad una pavimentazione in cotto di incerta funzione, sono state scoperte due cavità, due Ostra Vetere Foveae o fossarili nella piazzetta dell Abatepozzi di inusuale dimensione, il più grande dei quali interamente mattonato nella circonferenza, entrambi interrati con materiale di risulta. A cosa servivano? La spiegazione ce la fornisce alle pagine 162 e 501 lo splendido corposissimo volume dell’ingegnere Francesco Fiorani intitolato “L’Abbazia di Santa Maria di Piazza” edito dal Centro di Cultura Popolare come 66.mo volume della collana di testi storici, sulla scorta di quanto riferiva lo storico locale don Pietro Paolo Brunacci che, alla fine del Seicento, manoscriveva tutto quello che si sapeva sulla Ostra Vetere Foveae o fossarili nella piazzetta dell Abate“Historia di Ostra e Monte Novo”. E’ lui che ci racconta come, mezzo secolo prima, il 9° Abate don Marco Poccianti, nel demolire e ricostruire la vecchia chiesa di Santa Maria Annunziata o “di Piazza”, rinvenne gli antichi “fossarili” o, in latino, “foveae”, per la conservazione del grano, già rinvenuti alla fine del Quattrocento durante l’ampliamento gotico della chiesa abbaziale ad opera del 1° Abate fiorentino De Cursis dopo il 1485. Ecco quanto scrive l’ingegnere Francesco Fiorani a pagina 501 del suo volume dedicato all’abbazia: “Dalle corpose notizie raccolte e fin Ostra Vetere Foveae o fossarili nella piazzetta dell Abatequi esposte, risulta ben chiara la situazione della stratificazione sul terreno di sedime della nostra chiesa abbaziale: 1) un primo e più profondo strato di macerie potrebbe essere relativo alla primitiva chiesa romanica "corta" a tre navate, che però le memorie e i documenti storici non consentono di affermare con certezza sia mai esistita; 2) il secondo strato è relativo, in parte, alla chiesa romanica assiale trecentesca e, in parte, all'ampliamento gotico quattrocentesco sopra la piazza pubblica e i "fossarili" antichi; 3) il terzo strato è relativo alla ricostruzione barocca seicentesca. 4) sopra tali stratificazioni è stata costruita l'ultima chiesa neogotica”. Da qui l’identificazione dei “fossarili antichi”. Nel Medioevo non esisteva l’Ammasso del grano e per conservarlo venivano scavate delle fosse (fossarili o foveae) nelle pubbliche piazze e nelle quali veniva deposto e conservato il grano dei raccolti dopo la mietitura e la “battitura” (non esistevano a quel tempo nemmeno le trebbie per la trebbiatura e per separare il grano dalla "pula” delle spighe bisognava “batterlo” con i bastoni, da cui l’operazione prendeva il nome di “battitura”). E i “fossarili” erano appunto gli antichi granai medievali. Il nome di “Fossarile” si conserva ancora nella vicina città di Ostra (l’antica Montalboddo), in cui la piazzetta più alta del paese, dietro Palazzo Censi e la non lontana torre civica, si chiama ancora oggi “Largo Fossarile”. Doveva essere il nome anche della piazzetta di Montenovo, ma la vicinanza delle abitazioni dei sacerdoti (la canonica dell’Abate, la rettoria di Santa Lucia (ora Palazzetto Marulli), il monastero delle clarisse di Santa Lucia e l’antico monastero benedettino dei monaci di Sitria titolari dell’abbazia (che ora ospita il Circoletto, i locali della sacrestia, e le vecchie aule della Dottrina Cristiana), l’avevano fatta denominare Piazza dei Preti o piazzetta dell’Abate, ora piazza Beata Suor Maria Crocifissa Satellico. Nei prossimi giorni le due fosse ora rinvenute verranno scavate per liberarle dai materiali di risulta lì depositati da secoli. Chissà che non si rinvengano utili tracce per approfondire una pagina di storia locale che solo il Centro di Cultura Popolare è in grado di documentare. L’importante è che in queste circostanze non si usi sbrigativamente la fretta per seppellire di nuovo la storia di Montenovo, prima d’averla letta bene. E’ già successo all’Ortaccio dove, prima che il Centro ne fosse informato, è stato subitaneamente richiuso il pozzo scoperto, proprio nel punto in cui, più di trent’anni fa, venne rinvenuta la protome in arenaria del posteriore leonino poi depositato presso la biblioteca comunale “Giuseppe Tanfani”. Non si esclude che nella stessa area possano essere stati interrati altri reperti di decorazioni marmoree della primitiva chiesa di San Francesco al Mercatale, oppure la residua porzione leonina del posteriore rinvenuto. La fretta non è mai buona consigliera.

 

Centro CulturaPopolare

 

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